mercoledì 21 maggio 2008


Dopo i bagordi e l’euforia comincia per il neo sindaco un percorso fatto di sinagoghe e pappagallismi caricaturali, litanie che si recitano per comprare la credibilità: le leggi razziali, le fosse ardeatine, la resistenza, la destra moderna, il superamento delle ideologie, hora pro nobis…
Ci è arrivato anche lui, ed anche lui ne è asservito come gli altri. Ancora più grave chiedere scusa del proprio passato per chi lo ha vissuto in tutta crudezza. Per certe vittorie si può gioire, ma non ci appartengono fino in fondo.
Che per lo meno, cosa più utile e importante, la sua amministrazione porti dei vantaggi all’Urbe, che per dovere della cronaca è la più bella grande e straordinaria del mondo.

Pazienza. Per ogni “mito” che crolla si solidifica la certezza e la convinzione di non mollare. Se Alemanno ha assaggiato la pappa e gli è piaciuta, e per questo da oggi è di centro, pur restando per lui il rispetto e l’ammirazione il “sentiero dell’identità” di cui parlò in un seminario a Salerno lo scorso Novembre si snoda ora su due direzioni differenti; io resto a destra.

domenica 11 maggio 2008

ah!ah!ah!

martedì 11 marzo 2008

mica tanto male...assoluto...







materia prima


trasformatore



prodotto



"Caso Ciarrapico": ennesima dimostrazione di quanto la valletta Fini non conti un cazzo, di come è fisiologica la sua prostrazione al gran padrone, di come la forza bruta dell'interesse politico prevalga nel povero, triste ruolo di ex missino oggi garante dell'antifascismo italiano e interlocutore privilegiato di Comunità Ebraiche sempre più arroganti e influenti. Ecco Fiamma Nerestein promettere battaglie per israele in parlamento, ecco un confusissimo milionario andreottiano fascista alla pasta e fagioli ciocaro che stona in questo concerto. La riprova che la marmellata di questo bipolarismo all'italiana (che non può funzionare e non funzionerà), tenta come può di autogenerarsi ed autoleggittimarsi aprendo caccie alle streghe contro gli ignobili estremisti, impostando dialettica ed etica su un dizionario di buonismo kitsch al quale atenersi scrupolosamente: ricatto e pena? Le bacchettate sulle mani di Casini .


Esprimere un'idea, in questa politica, è una colpa: Che bello essere colpevoli!

Mani nei capelli per lo scandalo, ipocrisia e princìpi costruiti, se si parla di fascismo è come se storicamente e culturalmente abbia rappresentato solo le "leggi" razziali ( e ci sarebbe così tanto da dire se si studiasse prima di gigliottinare...) e prima di esprimersi sull'argomento è bene chiedere il permesso o aspettare l'imprimatur di un ebreo praticante, sia esso pure l'ultimo stronzo d'Italia. Questo non è il futuro per cui tanti sono caduti o hanno sofferto.

Non puoi sperare che ex comunisti di parata ma sovietici di prassi e confindustria, mangiapreti e rosy bindi, così come un Alemanno insieme a Craxi, una Mussolini insieme a Nerenstein, liberali ed ex fascisti non siano che un biblico pastrocchio che fa di PD e PDL una sola realtà, un solo sistema, un'unica ricetta, un solo grande collante: la fame di potere, identità di casta.

Larghe intese, ne parlano persino i vescovi ora, ecco che prende forma il progetto: si spartiranno l'Italia e la nostra dignità di italiani. Ci mettono poco, loro, ed intanto chiedono di non sprecare il voto, che sia "utile" e non "inutile" ( a loro... è sempre sottinteso). Bene, è un principio di base della loro democrazia: che il voto sia invece libero! E liberi noi siamo, uomini liberi che che non accettano compromessi perchè non hanno nulla da spartire perdere o guadagnare, semplicemente forse, siamo uomini che si distinguono. Non sprecare davvero il voto è fare in modo di sopavvivere, di dare peso alla nostra identità e onorare una storia, continuare ad esistere e non annullarci, e non è solo una questione politica: la nostra è una mentalità, uno stile, un modo di cncepire le cose, il più vivo e bel modo che esista.

La destra italiana non è stata un trampolino per le aspirazioni di tanti affaristi, la destra italiana non si vende, non si archivia. A destra si combatte. Se c'è chi trama, chi trema, chi sciacalla, chi rinnega, che importa? Non lasciamoci persuadere da teorie specchi per le allodole, crediamoci, e appena domani, alla luce dei nostri risultati, piscieremo con disprezzo sovrano sulla memoria e la vicenda poltica ed umana di personaggi come Gianfranco Fini, sconfitti non una ma dieci volte.


A chi l'Italia?

A Noi!




lunedì 10 marzo 2008


Adolescente vulnerabile alle facili mitologie, che forse più di vedere effettivamente le cose ingannava sé stesso sforzandosi di vedere quanto voleva vedere il suo inconscio, Marcello De Angelis rappresentava per me tutto quello che era degno di rappresentarmi. Qualcosa di incrollabile, così come solo un diciassettenne può sostenere incrollabile una fede: lui non avrebbe mai ceduto ai democristiani, lui no, lui era diverso.
E al palco dell’atreju chi può dimenticare l’entusiasmo che infondeva alla platea di scalmanati? I sieg heil ed i saluti fioccavano, celtiche ed aquile come impazzite, davanti gli occhi indecisi sul da farsi e di certo non poco inquieti della Meloni, di Zinni, di Fidanza… un anno c’era pure Gasparri…
Leggevo su Area le teorie di un uomo che ho sempre avuto modo di ammirare e che talvolta era stato per me come una speranza, una stella nata dal caos, e aspettavo solo che cominciasse a danzare perché ero convinto che con lui avrebbero cominciato a danzare anche gli altri, almeno io lo avrei fatto di certo. Sentivo in me che allora forse non era vero, noi non eravamo stati sconfitti, noi eravamo ancora lì e avremmo continuato ad esserci, per mille e mille anni…
Al concerto coi 270 bis avrebbe buttato in gola anche la merda purchè fosse alcolica, ma era il più lucido di tutti quando cantava Claretta e Ben o Roma E.F., sapeva cosa significassero quei testi, come batteva il cuore di noi ragazzi, che ripetevamo dalle sue labbra, al suono tosto e malinconico di un Rock Identitario, così si chiama, che come una molla ben tesa nelle nostra braccia lasciava scattare quei saluti.
Marcello era per noi una bestia che anziché ruggire parlava romanesco, ma innanzitutto un camerata di quelli veri, che ha vissuto in pieno i rischi e le sprangate, che non ha mai mollato, uno con le palle che i DC perbenini se li mangiava, un maestro, un esempio, uno di noi. Con aria divertita io vedevo in lui forse l’espressione piena non di un nostalgico o un reduce, ma un vero fascista del 2000.
E la sua storia, la sua storia porca puttana…Sentire la morte di Nanni come se fosse stata quella anche di un nostro fratello, come se anche noi ci fossimo cresciuti insieme. Nanni forse era un po’ tutto quello che siamo, e se non mi sono mai commosso ascoltando musica o guardando un film, una lacrima l’ho tirata fuori anch’io ascoltando a casa Nanni è partito, e l’orgoglio e la rabbia le ho tirate fuori tutte quando si cantava stretti Piccolo Attila.

Eh no, caro Marcello, mi dispiace ma le strade si dividono. Non puoi pretendere che due più due non faccia più quattro. Non puoi chiamare copertura il tentativo di annullarci definitivamente.
Vero, bisogna mimetizzarsi, cavalcare la tigre, ma così il nostro giorno non arriverà davvero. Forse non arriverà comunque. Non sarà tuttavia nello stesso partito di Berlusconi e Fini, Dini e Brambilla, Fiamma Nerenstein e Italo Bocchino. No, questo non è la conclusione più adatta ad un percorso come il nostro, al massimo a questo punto non è più nostro, ma il tuo. Vero che il nostro pensiero è azione volontà e futuro, che noi siamo domani e non ieri, ma loro sono l’esatto opposto a noi: non puoi chiederci di accettarli nostri nuovi capi, o meglio dire, padroni. Non puoi credere che in questo polpettone noi siamo un ingrediente indispensabile, non puoi ignorare che è solo l’interesse di qualche verme assetato di potere. Oligarchie di carrieristi che se ne sbattono le palle della gente, ecco cosa sono. Questuanti e parassiti incravattati che oggi ci chiamano reperti archeologici, ecco cosa sono: non puoi chiederci di rassegnarci al ruolo di fantasmi.
Noi abbiamo un domani, ed appartiene a noi.
Pensavo ancora a quando ti dava fastidio vedere ragazzini che compravano sul mercatino dell’usato una croce di ferro e giocando ai neonazisti la ostentavano appuntandosela al petto, perché la stessa croce un combattente vero qualche anno prima se l’era guadagnata con il sangue e con l’onore, sul fronte russo. Quali medaglie vuoi che oggi noi giovani possiamo guadagnarci: non si muore più per la Patria, ma di più, per la Patria abbiamo l’opportunità di viverci, e se avessimo potuto avere delle medaglie da ostentare guadagnandole, allora anche tu ce le stai negando.
C’è chi viene e chi va, ma ho come nell’aria un presentimento, intimo, insistente. Non so perché ma io dico che non come frana, ma con la costanza di uno smottamento, il nostro tempo sta per ritornare.









BENVENUTA TERZA REPUBBLICA!!!



Voti PD o PDL, voti la stessa cosa: lo stesso programma, lo stesso sistema, impostato identicamente da personaggi di unica, comune estrazione e finalità. Un polpettone contro l’altro. Queste mostruose creature si contenderanno quel che resta dell’Italia, o molto più probabile se se lo spartiranno, ma non sono immortali. Intanto però noi siamo al margine, come ombre.
Eppure De Mita, l’operaio- medaglia della Tyssen che ha confuso la politica con Amici di Maria gestito da un retoricissimo e ipocrita Veltroni, Bassolino e Alessandra Mussolini, un settantenne Berlusconi e le sua servili vallette Brambilla e Gianfranco Fini, sono davvero il futuro?
A questo punto sono confuso più che persuaso, ma non ho davvero altra scelta, non solo andrò a votare contribuendo a far funzionare la democrazia, ma farò il possibile:






E -P- oltretutto sta per "Patana"!


Dubbio? Nessun dubbio. Questo è l’errore più grave. Lasciare che dubbi e calcoli economici siano gli intermediari tra quello che senti e quello che fai..
Nessun dubbio su come si misura la dignità: è meglio un uomo libero a piedi che un servo dalla macchina costosa.
Non pretendo che la mia parte sia quella giusta ma sono sicuro di averne una, nessun compromesso, nessuna resa…Nessun dubbio.